«Sanità convenzionata al posto dei gettonisti»

Il Veneto, terra di gettonisti: più di 200 contratti a gettone full-time equivalent – vale a dire l'ammontare di personale, se tutti lavorassero a tempo pieno – e una spesa, 21,8 milioni di euro nel biennio 2024/2025, che non ha pari tra le regioni italiane.
«Ci facciamo avanti noi», si propone allora Vittorio Morello, presidente veneto di Aiop, l'associazione che riunisce il mondo delle cliniche e delle strutture sanitarie private accreditate. Questa sanità, dunque, per sottrarre la medicina veneta al "ricatto" dei gettonisti: unica soluzione, per ammissione degli stessi direttori delle Usl, per scongiurare l'interruzione dell'erogazione del servizio.
Morello: va bene, ma come?
«Erogando direttamente le prestazioni, con un onere economico che si rivelerebbe meno gravoso per le casse dello Stato».
Ne avreste gli strumenti?
«Abbiamo una capacità erogativa inespressa, che si aggira intorno al 20-30%, se non di più. Il Servizio sanitario nazionale è spinto allo stremo, lavorando al 100% delle sue capacità; e, accanto, ci siamo noi. Possiamo fare decisamente di più».
Con costi inferiori rispetto a quelli sostenuti per pagare i gettonisti?
«Un gettonista guadagna, in media, 100 euro all'ora. Mentre noi – con tariffe ferme da anni, appena riviste un po' al rialzo dalla Regione Veneto – talvolta ci ritroviamo persino a lavorare in perdita».
Ma se lavorate in perdita, la vostra battaglia non dovrebbe essere per aggiornare le tariffe?
«E infatti lo facciamo, ma una cosa non esclude l'altra».
Un'obiezione: la sanità pubblica deve avere la precedenza.
«Sono d'accordo con il direttore Ruscitti quando dice che non è possibile privarsi dei gettonisti dalla mattina alla sera, ma è importante che la strada sia quella di normalizzare gli organici. E il privato accreditato è una strada assolutamente sicura, soggetta a controlli, verifiche e budget determinati».
Citava un potenziale inespresso del 20-30%, quali risorse avete a disposizione?
«Un 6,5% di stanziamenti in più da parte del governo, pari a 52 milioni aggiuntivi, sui 797 milioni di partenza, che potranno essere interamente trasformati in nuove prestazioni sanitarie».
Ma lei che cosa pensa delle prestazioni a gettone?
«Penso che in Italia stabilizzare gli interventi emergenziali sia la regola. Sicuramente il ricorso ai gettonisti è stato utile alle strutture sanitarie, che hanno potuto aggirare le rigide procedure di assunzione, e ai medici stessi, che hanno potuto conciliare meglio tempo libero e lavoro. Ma il Veneto è la regione che spende di più e posso assicurare che un'alternativa è possibile».
Dice che il lavoro attualmente appaltato ai gettonisti potrebbe essere svolto, con costi minori, da voi. Ma vi siete fatti avanti con la Regione?
«Abbiamo chiesto da tempo di essere convocati, visto che ormai da tre anni il governo mette a disposizione aumenti di budget per ridurre le liste d'attesa. È arrivato il momento che ci sia consentito di erogare queste prestazioni».
Perché non lo avete ancora fatto?
«Perché facciamo fatica a interloquire con la Regione. La settimana scorsa abbiamo chiesto un incontro all'assessore Gino Gerosa e al direttore Giancarlo Ruscitti. Confidiamo in una risposta e in una convocazione nel più breve tempo possibile, perché quelle che mettiamo a disposizione sono soluzioni reali».

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