«Noi come il pubblico ma ci mancano 10 milioni»

Vittorio Morello è il presidente dell'Aiop, l'associazione delle cliniche accreditate Dito puntato sulla Regione che non ha ancora distribuito tutti i fondi dello scorso anno

«C'è un principio che è meglio ricordare quando si riflette sulle strutture convenzionate. Noi non siamo quelli che vogliono fare i soldi sulla salute dei pazienti». Le parole sono di Vittorio Morello, rodigino, presidente dell'Aiop, l'"Associazione Italiana Ospedalità Privata",e dal 2023 "Associazione Italiana delle Aziende Sanitarie Ospedaliere e Territoriali e delle Aziende Socio-Sanitarie Residenziali e Territoriali di Diritto Privato". «È necessario superare certi equivoci» dice.
Dottor Morello, di quali equivoci stiamo parlando?
«La sanità accreditata si muove all'interno del perimetro della sanità pubblica, con le stesse regole, la medesima tipologia di remunerazione. Un'altra cosa è la sanità privata, quella totalmente a pagamento, quella per cui gli italiani sborsano oltre 40 miliardi l'anno, e che viene erogata sia nelle strutture accreditate, in quelle private, ma anche in quelle pubbliche laddove l'attività di libera professione è equiparata alla sanità privata proprio perché a pagamento».
L'impressione, anche negli ultimi giorni, è che periodicamente vi sentite in dovere di mettere questi paletti. Perché?
«I paletti li stabilisce la legge. La sanità accredita, proprio nella sua funzione di servizio pubblico, eroga una prestazione di carattere pubblico, con i soldi dei contribuenti, e con il dovere di erogare prestazioni richieste sulle prescrizioni del Servizio sanitario nazionale».
In Veneto ogni volta che si toccano questi temi si ha l'impressione di lanciare un sasso nello stagno e aspettare l'effetto delle onde concentriche che provoca per poi, infine, prendere decisioni.
«Qui rispetto ad altre regioni viviamo in un'oasi di dialogo e confronto con il pubblico. Ma i problemi non mancano».
Quali problemi?
«Da qualche anno il governo ha incrementato i fondi per le strutture accreditate, fondi di fatto destinati all'abbattimento delle liste d'attesa. Purtroppo nel 2025 non sono arrivati tutti quelli previsti. Nel senso che lo Stato li ha stanziati, la Regione li ha contabilizzati, ma non tutti sono andati a destinazione. Speriamo che con il cambio del governo in Regione questa difficoltà si possa superare. Ciò ci permetterebbe di erogare e abbattere le liste d'attesa».
Di quanto stiamo parlando?
«Nel 2025 10 milioni di euro».
Senta, la legge prevede la vostra attività nell'ambito del principio di sussidiarietà dello Stato. Come si declina?
«Lascio parlare i numeri di Agenas che dicono che dal 2019 al 2023, le prescrizioni ambulatoriali per il Servizio Sanitario Nazionale sono aumentate del 44 per cento. Nello stesso arco temporale la capacità del pubblico è diminuita: meno 3 per cento nelle attività ricovero, meno 8 per cento nell'ambulatoriale».
Una dinamica che spinge a una sorta di "mercato" del personale tra pubblico, privato, accreditato.
«In maniera paritetica al pubblico, soffriamo la carenza di risorse umane, compresi i medici. È facile prevedere che in futuro qualsiasi tipologia di struttura sanitaria accuserà un deficit importante».
Fermo restando la differenza, soprattutto giuridica, tra privato e accreditato, vi si accusa di volere monetizzare sulla salute. Cosa c'è di vero?
«Nulla. Il nostro interesse è cercare il meglio per i pazienti. Ma le nostre aziende, come quelle pubbliche del resto, devono avere la possibilità di sostenersi da sole».
E questo, per quanto concerne le strutture accreditate, come può avvenire?
«Parto dal presupposto che siamo strutture che lavorano con le regole imposte dallo Stato che ci dicono quanti medici avere, quali e quanti servizi erogare. Ma negli anni sono aumentati i costi, tecnologie, farmaci, e le regole sono rimaste a 15 anni fa».
Si torna sempre ai fondi.
«E alla certezza che arrivino. Per noi ogni euro riconosciuto si trasforma in prestazioni in più. Anche a fronte del fatto che abbiamo una capacità sottostimata. Potremmo offrire un 40 % in più a favore delle persone». —

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